mercoledì 23 ottobre 2013

La bellezza delle cose fragili

"Di mezzo ci sono chilometri, oceani, fusi orari e altri tipi di distanze più difficili da coprire, come il cuore spezzato, la rabbia, il dolore calcificato e quelle domande che per troppo tempo nessuno ha fatto e a cui nessuno ha dato una risposta e generazioni di silenzi e di vergogna tra padre e figlio..."



sabato 12 ottobre 2013

La prima sorsata di birra

È l'unica che conta. Le altre, sempre più lunghe, sempre più insignificanti, danno solo un appesantimento tiepido, un'abbondanza sprecata. L'ultima, forse, riacquista con la delusione di finire, una parvenza di potere...
Ma la prima sorsata! Comincia ben prima di averla inghiottita. Già sulle labbra un oro spumeggiante, frescura amplificata dalla schiuma, poi lentamente sul palato beatitudine velata di amarezza. Come sembra lunga, la prima sorsata. La beviamo subito, con un'avidità falsamente istintiva. Di fatto, tutto sta scritto: la quantità, né troppa né troppo poca che è l'avvio ideale; il benessere immediato sottolineato da un sospiro, uno schioccar della lingua, o un silenzio altrettanto eloquente; la sensazione ingannevole di un piacere che sboccia all'infinito... Intanto, già lo sappiamo. Abbiamo preso il meglio. Riappogiamo il bicchiere, lo allontaniamo un po' sul sottobicchiere di materiale assorbente. Assaporiamo il colore, finto miele,sole freddo. Con tutto un rituale di circospezione e di attesa, vorremmo dominare il miracolo appena avvenuto e già svanito. Leggiamo soddisfatti sulla parete di vetro il nome esatto della birra che avevamo chiesto. Ma contenente e contenuto possono interrogarsi, rispondersi tra loro, niente si riprodurrà più. Ci piacerebbe conservare il segreto dell'oro puro e racchiuderlo in formule. Invece, davanti al tavolino bianco chiazzato di sole, l'alchimista geloso salva solo le apparenze e beve sempre più birra con sempre meno gioia. È un piacere amaro: si beve per dimenticare la prima sorsata.
-Philippe Delerm-

venerdì 4 ottobre 2013

« ... IL RICONOSCIMENTO DELLA DIGNITÀ SPECIFICA E DEI DIRITTI UGUALI E INALIENABILI DI TUTTI I MEMBRI DELLA SOCIETÀ UMANA È LA BASE DI LIBERTÀ, GIUSTIZIA E PACE NEL MONDO. »

C'è da riflettere su questo, c'è da rivalutare la propria scala dei valori, c'è da ridimensionare i propri sogni, c'è da domandarsi se il sentirsi tristi e incompleti senza saperne il motivo sia ancora opportuno, se avere la sensazione di aver fatto poco di buono nella vita sia lecito, se essere tristi perchè c'è sempre un perchè ed essere sempre alla costante ricerca di quel qualcosa che non c'è non sia un vergognoso capricco. Me lo chiedo e mi metto in discussione su tutto perchè mi sento di offendere...
Io mi fermo qui: resetto tutto, resetto tutti i miei malesseri e mal d'anima perchè ho la sensazione che ogni mia sofferenza "ingiustificata" sia un offesa a questa gente, che mette in gioco la sua vita per poter vivere dignitosamente, per smettere di aver paura di uscire di casa e rischiare di saltare in aria su una mina, vedere un bambino imbracciare il fucile per uccidere, rischiare di venire stuprata dal primo che passa, non avere alcun tipo di diritto, rischiare di ammalarti e non essere curato, al non avere l'anestesia se tuo figlio nasce con un cesario, spendere tutti i risparmi di una vita dei tuoi genitori e salire su uno di quei barconi e puntare su una scommessa che è la tua vita stessa.
Questa è gente che fugge dalla fame e dalla guerra.
 Un viaggio dell'incubo, non come quei viaggi da incubo di cui siamo abituati a lamentarci con gli amici dopo una vacanza, no no è uno di quei viaggi che ha delle regole ben precise:
1. Niente bagagli
2. Non ti devi far venire il mal di mare altrimenti ti buttano in acqua e ti lasciano annegare.
3. Se hai un bisogno fisiologico sono affari tuoi: addosso.
4. Se gli scafisti abusano su qualcuno, non devi intervenire altrimenti ti sparano e buttano in mare il tuo     cadavere.
5. Qualsiasi cosa farai o dirai che non va a genio agli scafisti, loro ti sparano e ti buttano in mare.
6. Loro hanno il diritto di abusare delle donne se ti ribelli ti sparano e ti buttano in mare.
7. Quando finalmente il viaggio e quasi al termine e sei vicino alla costa: ti scaraventano in mare e si            salvi chi può.

Ecco se un giorno per caso ti senti triste per motivi tuoi personali e pensi di andare a fare una passeggiata sulla spiaggia, magari ti porti il cane per distrarti meglio, puoi rischiare di trovare questo scenario, non servono parole per commentare.



 Ed io mi vergogno di me, per tutte le volte che ho pianto per quello che non ho, per tutte le volte che mi sono arrabbiata per quello che la vita non mi ha voluto dare, per tutte le volte che mi sono lamentata perchè mi sento insoddisfatta. Io mi vergogno perchè c'è gente che non ha niente di niente ma proprio niente, nemmeno la vita stessa.

E poi se per caso vedi questi ragazzi che ce l'hanno fatta aggirarsi per le strade del paese, magari li vedi sorridere e scherzare tra di loro: non lamentarti,  non indignarti perchè se lo fai sei un vile, anzi dovresti andar da loro e abbracciarli uno per uno perchè tu non saprai mai quello che hanno visto i loro occhi e loro hanno diritto quanto te se non di più ad essere dignitosamente sereni, ne hanno diritto dopo aver pagato un prezzo enormemente sproporzionato per potersi appoggiare su questi scogli e riprendersi dallo shock.